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Il ritorno del centrodestra e le sconfitte di Grillo e di Renzi con l’immancabile divisione nel campo del centro sinistra sono i risultati più evidenti delle amministrative. Berlusconi ancora una volta è stato capace di rinascere politicamente. Un moderno “rieccolo” come ha detto qualcuno ricordando la definizione che Montanelli aveva coniato per Amintore Fanfani. Ma al di là dei leader nazionali è con il sistema maggioritario che la sera stessa del voto i cittadini sanno da chi saranno governati. Un effetto che alle prossime politiche non ci sarà.

Al momento ancora non c’è chiarezza sulle norme dopo la bocciatura dell’Italicum. Unico caso al mondo di legge elettorale gettata nel cestino senza essere mai applicata. Il rischio che si intravede è quello di sperimentare una crisi di governo permanente. Con il sistema proporzionale come quello delineato dalle sentenze della Corte Costituzionale sarà impossibile per una singola forza politica assicurarsi la maggiore assoluta. Il nostro paese potrebbe ripercorrere la strada già sperimentata da altre nazioni europee. I cittadini votano ma i governi non si formano.

E’ accaduto ad esempio in Belgio, senza esecutivo per 541 giorni nel 2010 e in Spagna che è andata al voto due volte in modo consecutivo tra il 2015 e il 2016. In entrambi i casi, a sorpresa, l’economia non ne ha risentito anzi in Spagna c’è stata una crescita del 3,2 per cento, tre volte in più dell’Italia. La crisi di sistema dunque non è solo italiana ma europea. Unica eccezione la Francia dove non c’è un sistema parlamentare ma presidenziale e Macron vincendo ha fatto l’asso pigliatutto. La legge elettorale è vista spesso come una noiosa tecnicalità ma è indispensabile per far funzionare un sistema.

Esempio pratico. Olanda e Francia sono andate al voto nella primavera di quest’anno. Il partito del premier olandese Rutte ha preso poco più del 21 per cento ed è arrivato primo in una competizione dove si sono presentati ben 28 partiti. In Francia Macron al primo turno delle presidenziali ha conquistato il 23 per cento dei voti. Percentuali quasi simili con la differenza che Macron ha formato subito il suo governo anche se l’affluenza al voto è stata molto bassa. Tendenza confermata anche in Italia alle ultime amministrative. Difetti del maggioritario. Nella prima Repubblica con un sistema proporzionale i governi duravano poco ma il paese era comunque stabile perché i partiti erano forti e radicati nella società.

Oggi i partiti sono tutti deboli e la crisi delle ideologie porta allo sfarinamento. Se si guarda al finire della prima Repubblica viene in mente, come ci ricorda il costituzionalista Michele Ainis, l’immagine di un paese devastato “c’era – no le stragi di mafia, un vento separatista al Nord, Tangentopoli dovunque. Quella volta fu omicidio: la legislatura si interruppe perché una nuova classe dirigente aveva preso il posto della vecchia, dopo i suoi fallimenti. Questa volta si tratta di un suicidio. Il Parlamento prossimo venturo rischia di diventare un Vietnam. Salvo miracoli la prossima legislatura durerà quanto un battito di ciglia con Palazzo Chigi popolato dai fantasmi”. La fotografia scattata da Ainis è pessimista ma realista.

La legislatura funestata da Tangentopoli si concluse rapidamente con un governo presieduto da un tecnico e non da un politico. L’allora governatore della banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi. Quello che si aprirà a breve è uno scenario che potrebbe portare ad un altro governo tecnico guidato, per esempio, dal Presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi. Al momento è un’ipotesi di fantapolitica ma in assenza di una legge elettorale che oltre alla rappresentatività garantisca anche la governabilità Mattarella dovrà ricercare figure autorevoli e capaci di allargare il perimetro della propria appartenenza politica.

edito dal Quotidiano del Sud

di Andrea Covotta

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