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Si fa presto a dire Capodanno, tante date e tante cucine

 

Attraversando le varie epoche l’inizio dell’anno è stato festeggiato in giorni e con modi diversi. Inizia in questo modo la diversità delle pietanze di buon augurio. Limitiamo i festeggiamenti a due giorni gustosi con classici irrinunciabili come il classico cotechino e lenticchie a volte con geniali contaminazioni gourmet.

Cotechino irpino con lenticchie

Ma non è sempre stato così. In antichità, in epoca romana, nella legislazione agraria, segnava l’inizio dell’annata agraria quindi l’odierno settembre, mese di bilanci e resoconti. Ancora oggi nella lingua sarda settembre si indica con cabudanni e l’8 settembre, giorno di Santa Maria, si rinnovano i contratti legati all’agricoltura ed alla pastorizia. I nostri odierni 31 dicembre e 1 gennaio risale al calendario “Giuliano”. Nel corso del tempo tale ricorrenza, appunto, non è stata uniforme che, ha portato con se abitudini e costumi diversi. Si pensi alla Gran Bretagna e all’Irlanda che sino al 1752 festeggiavano il Capodanno il 25 marzo, ovvero in primavera e non in pieno inverno. Si fa presto a intuire che le pietanze servite saranno, per stagionalità diverse. Infatti, si preparavano piatti a base di agnello, prodotti freschi e non mancava la “birra giovane”. In Italia non era molto diverso, anzi prima dell’unità le tradizioni variavano di stato in stato.Infatti, Firenze seguiva lo stile britannico festeggiando il (25 marzo) con date varie, nel Veneto a nord-est era (1 marzo) mentre nelle regioni più meridionali cadeva, appunto, al (1 settembre). A mettere un po’ di ordine con il calendario che porta il suo nome, fu Papa Gregorio XIII in vigore oggi in Occidente ma…non fu gradito dagli Ortodossi che festeggiano dopo 13 giorni rispetto i cattolici e i protestanti.
È chiaro il perché della nostra ricchezza gastronomica, la quale ci ha donato infiniti modi di celebrare il “Capodanno” in cucina. Perché abbiamo l’abitudine di mangiare dell’uva?

Chicchi portafortuna

È un’abitazione che ci viene dalle Marche, simbolo di abbondanza. La nostra città corregionale, Napoli, è di buon auspicio, il “Sartù di riso” o gli “Struffoli” .

Struffoli

È ben evidente che il cibo propiziatorio, ad ognuno il proprio, trattasi sempre di forme sferiche o meglio “semi portafortuna. Ma è un intento di festa di gioia, con i nostri amici, il che non guasta mai e poi in votare qualcuno al cenone di fine anno o al primo pranzo dell’anno, significa occuparsi della sua felicità. Buon 2019 a tutti!

 

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