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Trump agita i cuori degli irpini in Usa

 

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Ma quale sogno americano. Qui non c’è più, c’è stato, chissà se ci sarà. Se si parla con la middle class, la risposta arriva senza alcun indugio. Donald Trump è il presidente. Lo dicono molti italiani, irpini, che dalla Valle del Sabato in particolare, hanno trovato il loro futuro in Massachusetts. Ma se si va altrove, a Filadelfia, ad esempio, Pennsylvania, altri irpini provenienti dal vallo di Lauro diranno la stessa cosa, che queste sono le elezioni che dovranno decretare l’elezione del tycoon che parla alla pancia della gente: cose pratiche, come la sicurezza, il lavoro, la giustizia giusta, la tassazione, l’uso delle armi. La mettono così i meridionali italiani che hanno lasciato l’Irpinia trenta-quarant’anni fa: oggi hanno lavoro, tra attività dipendenti o in proprio, famiglia, case, amici. Hanno messo su attività commerciali, lavorato presso le aziende americane, hanno figli professionisti. Un fatto è certo, ti dicono: il sogno americano è svanito. E’ vero, l’America ha consegnato benessere, soldi, agi, servizi, un tenore di vita che qui a casa non avrebbero mai potuto avere. Ma ora quel sogno sarebbe stato infranto, raccontano al telefono del Quotidiano del Sud, dall’ultimo governo Obama. Hillary Clinton avrebbe ereditato il peggio di quella politica, fin troppo aperta, fin troppo sfrontata, fino a relegare cittadini come gli italiani-irpini ad un ruolo subalterno anche rispetto agli irregolari, a cui la politica del welfare avrebbe concesso fin troppe elargizioni. Hillary contro la Chiesa, contro i cattolicattolici, Hillary per l’aborto e a favore di chi lo pratica. Troppo progessista, troppo distante dai problemi e dalle attese della gente. Hillary che – “noi lo sappiamo ma non lo dicono” – appena eletta farà pressione fiscale su piccoli e medi “business”. Stando al racconto dei nostri concittadini oltre-oceano, non c’è di che stare allegri, vista l’aria che tira. Una politica, quella di Clinton, che andrebbe proprio contro i lavoratori, la struttura portante dell’economia americana. In cima alla classifica delle preoccupazioni, troppa violenza, troppi scontri con la polizia, troppo uso di stupefacenti. E poi gli irregolari, i neri, gli ispanici: figli senza padri, o meglio, con troppi padri, e in cambio tante coperture assistenziali. “E noi paghiamo e lavoriamo per loro”. E’ la campagna in cui il tema delle relazioni razziali, della discriminazione ne i confronti dei neri, è tornato prepotentemente sulla scena. Per tutto questo e altro Donald Trump fa battere i cuori delle migliaia di persone che in lui vedono chi parla lo stesso linguaggio, senza alcuna mediazione politica
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