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Un disastro che smuove le coscienze

 

Tra le impressionanti immagini trasmesse dalle emittenti televisive nazionali sul tremendo terremoto dell’Italia centrale, una ha particolarmente colpito la sensibilità umana e spirituale degli italiani: la preghiera in ginocchio, di laici e religiosi, davanti alla basilica distrutta di S. Benedetto. Passato il momento emotivo ed a fronte della dura polemica Renzi-Commissione Europea, qualche riflessione di merito va fatta. Anzitutto la terra di S. Benedetto costituisce storicamente la culla dell’Europa, il monachesimo benedettino ha sempre promosso, innovativamente, il valore dell’unità e della solidarietà già nel secolo V, epoca di sconvolgimenti, guerre, carestie ed epidemie. Tradizione benedettina innovativa perché al messaggio evangelico è legato intimamente il dovere del fare – ora et labora – in una stupenda fusione tra momento contemplativo e un lavoro quotidiano continuo, educando le masse incolte e incivili alla conoscenza della natura, della botanica, delle coltivazioni agrarie utili alla sopravvivenza. L’eredità benedettina, la stessa "Regola", costituisce – ancora oggi – una fonte viva di preziose indicazioni per i rappresentanti politici a tutti i livelli, dal sindaco del più piccolo comune ai rappresentanti del vertice europeo: solidarietà, operosità e progettualità umana. Nell’attuale realtà europea, secolarizzata e disorientata, il connettivo valoriale va ricercato ed enucleato anche nelle macerie di una distruzione immane, senza cedere alla paura o agli egoismi di una identità che non va ricercata altrove. La drammaticità della crisi europea, forse non ci è ancora chiara, nei rischi e nella dimensione che potranno caratterizzare nel futuro non troppo lontano: la moneta unica – il Dio denaro – non può essere considerato il solo connettivo simbolico esistente nello scenario di una crisi globale. Il recupero di un patrimonio altamente significativo non può essere solo la ricostruzione fisica delle strutture distrutte, ma dovrà essere il rilancio valoriale della solidarietà e della ricerca del bene comune, in Italia, nell’Europa e nel mondo. Le divisioni ideologiche, culturali o confessionali, non possono più bloccare la ricerca di un cammino comune sulle vie di un villaggio globale dove la paura, gli sconvolgimenti climatici, le follie sanguinarie dei potenti oscurano la speranza di un futuro sereno. L’enorme portata storica del dialogo fra cattolici e luterani costituisce un prezioso modello di ricostruzione e la via maestra di superamento della crisi, attraverso la sincera ricerca di contenuti e valori unitari. Questa straordinaria pista pastorale di Papa Francesco è un mirabile omaggio alla memoria di Benedetto, alla sua colossale saggezza e alla sua sconvolgente concretezza, pista che sfida i secoli e i fluttuanti traguardi del pensiero e del progresso tecnologico per porre la dimensione umana e spirituale della persona al centro del faticoso cammino di tutta l’umanità.
edito dal Quotidiano del Sud

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