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La lotta senza quartiere tra le forze politiche di maggioranza – perfino con le accuse al premier di non essere super partes – ha ormai paralizzato il governo. E si ripercuote su più fronti. Innanzitutto sul piano elettorale, perchè altera il significato della competizione europea, rendendola solo una prova generale delle future elezioni politiche. Incide, poi, sulla credibilità del nostro Paese nei suoi propositi di solvibilità del debito, come dimostra la crescita dello spread. Inoltre, sul piano politico, sta avendo un pesante impatto sulla vita quotidiana del Paese, turbato nella sua pacifica convivenza dall’esplosione di mille scintille che una classe politica responsabile dovrebbe preoccuparsi di spegnere, non di attizzare. Questo stato di cose, infine, logora pesantemente i rapporti tra le forze politiche, rendendo più difficile individuare una stabile prospettiva di governo.

Non è certo una novità per il nostro strano Paese che delle elezioni europee siano affrontate di malavoglia. O combattute come una misurazione dei rapporti di forza – quelli veri- da far valere successivamente, in occasione delle elezioni politiche. Tuttavia, stavolta appare ancora più vistosa la sottovalutazione dell’importanza del voto. E forte lo strabismo italico. Continuiamo a considerare l’Europa come un’entità ostile o lontana. Ne dimentichiamo i tantissimi vantaggi per il nostro indebitato Paese, che – senza lo scudo europeo – conterebbe come il due di briscola nel grande gioco della globalizzazione (Brexit docet)! E tolleriamo perfino le pluri-candidature di diversi leader, che si guarderanno bene dal lasciare il loro scranno di deputato o di senatore. O le 37 candidature di parlamentari e consiglieri regionali incompatibili ai sensi dell’art. 122 della Costituzione. Sarebbe un bel segno se gli elettori bocciassero almeno questi tentativi di “taroccare” le elezioni! La guerra aperta tra partner accresce inoltre la sensazione di insicurezza perchè evidenzia, nell’esecutivo, l’assenza di una visione condivisa del da farsi. E il prevalere, invece, dell’improvvisazione e delle isterie elettorali, che hanno provocato le liti con mezzo mondo: l’Ue, la Corte di Giustizia, la Francia, l’Onu, la magistratura, la Chiesa, ecc. Lo smarcamento dal partner per acquisire visibilità sembra diventata la nuova parola d’ordine. E si è perduto perfino il senso del termine “programmazione”, che richiede lucidità di elaborazione e coerenza di posizioni nel tempo. Questo stato di cose penalizza pesantemente il Paese. Fa svanire gli investimenti da parte di imprenditori che sentono di non poter contare su certezze di lungo periodo. E impoverisce le casse dello Stato, costretto dal nervosismo generato sui mercati, ad aumentare la spesa per finanziare l’alto debito pubblico!

Anche sul piano strettamente politico, l’irresponsabile guerriglia scatenata da mesi sta provocando pesantissime conseguenze sulla vita civile del Paese. La crescita esponenziale di episodi di intolleranza, spesso a sfondo razziale o con coloriture politiche varie, è in gran parte frutto del veleno esplosivo, sparso a piene mani. Questo clima, se non arginato politicamente, rischia di riportare molto indietro il nostro Paese. Fino al pericolo di farci ripercorrere le stagioni più infauste e cruente della nostra convivenza civile. Un allarmatissimo Capo dello Stato ha sottolineato che “obiettivo della Repubblica è sanare le fratture nella società”. Un obiettivo con cui stridono irrimediabilmente la linea politica e la personalità così divisive del leader leghista.

La polemica al calor bianco tra partner di maggioranza – il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ha ammesso che “il governo è ormai paralizzato” – renderà difficile riportare in vita l’infausto “contratto” che ha prodotto questo stato di cose. E non è certo la migliore premessa per affrontare le difficile sfide autunnali. Abbassare lo spread e varare una manovra “lacrime e sangue” di cui nessuno ha voglia di dichiararsi padre. Non sarà possibile, stavolta, far passare una legge di bilancio piena di trucchi più improbabili di quelli del mago Casanova. E soprattutto non sarà facile individuare un ordinato percorso per la legislatura!

di Erio Matteo

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