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Controvento, le basi per la ricostruzione di un campo progressista ad Avellino

L’iniziativa assunta dall’associazione “Controvento” con le due assemblee pubbliche svoltesi mercoledì 20 e giovedì 28 marzo ha segnato un momento importante e significativo per chi ad Avellino si riconosce nell’area dei democratici e della sinistra.

“Controvento” ha così voluto affermare che la ricostruzione di un campo d’azione progressista in città – e quindi ogni ipotesi di progetto politico e amministrativo per Avellino – non può non ripartire dall’individuazione dei problemi, dalla loro analisi e dalla capacità di portarli a soluzione. Questa è stata la priorità assoluta che l’assemblea di associazioni, forze sociali e politiche, cittadini comuni ha inteso consegnare a chi intenderà proporsi per il governo di Avellino. Questo è stato il tentativo di uscire dal circolo vizioso della politica autoreferenziale, della politica senza politica – come la definisce Marco Revelli -, della politica che non si pone più lo scopo di leggere e cambiare davvero la società.

Alla politica dei cosiddetti tavoli, insomma, le iniziative di “Controvento” hanno voluto porre come indispensabile alternativa la politica dell’analisi, della ampia partecipazione, del confronto, della proposta.

A una settimana dalla seconda assemblea, che nei modi e nelle forme in cui si è svolta chiudeva una fase per far maturare un patrimonio di contenuti da vagliare e mettere a frutto in una ulteriore forte iniziativa, il dibattito all’interno delle forze che si richiamano al centrosinistra pare invece voler tornare negli ambiti separati e ristretti della concertazione. “Controvento” ne prende amaramente atto,non condividendo assolutamente tale scelta .

“Controvento” si aspettava, al contrario, che in un momento particolarmente delicato e difficile per la vita della città, le forze politiche del centrosinistra almeno per un attimo ponessero mente agli errori compiuti in questi anni e, ultima volta, un anno fa. Che si sforzassero a prendere contezza degli strappi avvenuti e da tempo nel tessuto sociale di Avellino e si misurassero con l’interpretazione delle fratture in cui si annidano vecchi populismi e si inseriscono i nuovi: verificando l’inefficacia di un’azione politica di minimo respiro, volta a recuperare affannosamente antichi strumenti e goffi comportamenti.

Oggi, la declinazione dei tavoli politici rischia di perpetuare mosse sbagliate e industriarsi in un imbarazzante partita di addizione e sottrazione di uomini e numeri, interamente finalizzata al raggiungimento di una quota che non potrà mai tenere conto della realtà che drammaticamente e quotidianamente emerge: una realtà fatta di povertà, emarginazione, pesanti ferite urbanistiche, incuria degli ambiti comuni.

La partecipazione registrata alle due assemblee organizzate il 20 e il 28 marzo consegna allora a “Controvento” da un lato un giudizio assolutamente positivo di tali iniziative e dall’altro un compito importante e decisivo che rafforza l’intento fondativo dell’associazione e ne definisce il percorso prossimo e venturo: continuare a essere il luogo del confronto, dell’analisi, della ricerca, dello studio e della proposta.Certo, ci sono stati anche gli immancabili stupidi che hanno preferito osservare il dito e non la luna, ma, conoscendo una certa Avellino,  a questa reazione si era assolutamente preparati.

Ciò che è certo è che nessun ostacolo potrà impedirci di proseguire nell’impegno a ridisegnare e difendere il campo dei democratici e della sinistra nella città di Avellino, seminandolo di idee e di progetti, di passione e di intelligenza, di valori e principii.Lo farà subito con gli appuntamenti sull’urbanistica, sulle emergenze sociali e sul significato straordinariamente importante e straordinariamente sottovalutato del voto europeo del 26 maggio. Perché è fermissima convinzione di “Controvento” che soltanto questa sia la strada per costruire davvero un’istanza alternativa al sistema di potere che ha avvilito la comunità nella sudditanza e nella mediocrità, nella servitù volontaria che ha calpestato ogni diritto di cittadinanza storcendolo in una pratica di sussidio della democrazia. Da una cappa simile la città di Avellino – ma l’Irpinia, il Mezzogiorno, l’Italia – deve liberarsi se vuole conquistarsi un futuro che contenga una prospettiva di emancipazione, di crescita, di modernità, di sviluppo. Ogni altra pratica politica rappresenta un tentativo di imboccare scorciatoie destinate ad allontanare la meta invece di avvicinarla, o – nella peggiore e più frequentata delle ipotesi – di puntare alla sostituzione del signore di ieri con l’altro di domani, perpetrando l’infausta dialettica servo-padrone e sperando così di ottenere nuove opportunità e convenienze, ulteriori occasione di collocarsi nello schema feudale in cui a troppi giova continuare a vivere.

In questo modo, Avellino, l’Irpinia e il Mezzogiorno non faranno un solo passo avanti e si acconceranno su una posizione di marginalità che scivola verso l’irrilevanza. E’ invece indispensabile – lo affermava spesso il compianto Francesco Saverio Festa – non cedere nell’opera di disvelamento, portare alla luce la verità e ripartire da tale conquista.

Siamo assolutamente consapevoli che l’itinerario sarà lungo e complesso e che il sentiero è stretto, specie in una città che ha perso – semmai l’ abbia avuta – la capacità di accogliere e considerare gli spazi di intermediazione civile e culturale: i luoghi di dibattito e di partecipazione, di confronto e di proposta. Ma“Controvento” ciò vuole essere e non smetterà di operare, di far sentire la sua voce, di vigilare e di valutare anche e soprattutto in questo periodo.

Comunicato Stampa

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