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Inchiesta Dolce vita, il Riesame respinge il ricorso di Festa. Spunta una testimone

Inchiesta Dolce Vita, depositate le motivazioni dei giudici dell’VIII sezione del tribunale del Riesame di Napoli per l’ex sindaco di Avellino Gianluca Festa, sottoposto agli arresti domiciliari. Rischio di inquinamento probatorio è uno dei motivi che hanno portato i magistrati del Tribunale di Napoli, specificatamente i giudici dell’Ottava Sezione Collegio F, a rigettare il ricorso contro la misura cautelare  firmata dal Gip del Tribunale di Avellino, Giulio Argenio, nei confronti dell’ex sindaco Gianluca Festa, il 14 maggio scorso. a sostenere le accuse contro festa c’è una testimone, ascoltata da maggio 2023 e  che avrebbe raccontato le  anomalie dei concorsi e riscontrate nelle intercettazioni ambientali e telefoniche sui concorsi er sulle sponsorizzazioni.  La funzionaria comunale avrebbe sottolineato la presenza degli stessi funzionari in commissione  e la presenza di componenti esterni privi di competenze.

Nonostante le motivazioni specifiche del rigetto del ricorso da parte del Tribunale della Libertà, presieduto dal giudice Maria Vittoria Foschini, non siano attualmente note, la valutazione sul rischio concreto che Festa, come ribadito anche in sede di discussione davanti ai magistrati del Riesame dal pm che coordina le indagini, il sostituto procuratore Vincenzo Toscano, appare nelle due ordinanze depositate nei confronti dei coindagati.

Tra i coindagati ci sono l’architetto Filomena Smiraglia, difesa dal penalista Marco Campora, che è passata dagli arresti domiciliari all’interdizione per un anno dai pubblici uffici, e l’architetto Fabio Guerriero, difeso dai penalisti Marino Capone e Nicola Quatrano, per cui la misura è stata completamente annullata.

Sempre in riferimento a Festa, gli stessi magistrati hanno sottolineato come le indagini, condotte dai Carabinieri del Nucleo Investigativo e dell’aliquota di Pg delle Fiamme Gialle presso la Procura, abbiano subito un’accelerazione “quando uno dei protagonisti, il sindaco Gianluca Festa, poneva in essere attività di depistaggio e di dispersione dei mezzi di prova”. I giudici del Tribunale della Libertà, in una delle due ordinanze depositate, hanno anche fatto riferimento ad una sentenza della Suprema Corte, in particolare alla 29477 del 2017 emessa dalla Sesta Sezione Penale, in cui si riferiva che: ‘il pericolo per l’acquisizione e la genuinità della prova, per l’applicazione delle stesse, deve essere concreto e va identificato in tutte quelle situazioni dalle quali sia possibile desumere, che l’indagato possa realmente turbare il processo formativo della prova, ostacolandone la ricerca o inquinando le relative fonti’.

 

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