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La Traviata di Zeffirelli al Teatro Gesualdo

La notizia della scomparsa di Franco Zeffirelli, grande regista e scenografo di cinema, teatro, televisione, oltre all’ inevitabile rimpianto per la grave perdita nel mondo artistico-culturale del nostro Paese, ha risvegliato in me un ricordo di qualche anno fa, il 2004 per la precisione, legato alla rappresentazione sul palcoscenico del Teatro Gesualdo di Avellino della sua Traviata di Verdi.

Nominato dal neoeletto Sindaco Giuseppe Galasso, si era appena insediato, a settembre 2004, il nuovo C.d.A. dell’Istituzione Teatro Comunale Carlo Gesualdo, presieduto dal dott. Gennaro Iannarone, di cui facevo parte insieme a Patrizia Filippone, Bianca Maria Paladino e Carmine Santaniello, tutti alla nostra prima esperienza in quel campo. L’ occasione di avere nel cartellone un’opera lirica di quella portata con dei costi accessibili (esclusa le spese di pernottamento per l’intera compagnia, a carico del Teatro) grazie ad una convenzione tra il Ministero Beni Culturali e la Fondazione Arturo Toscanini, era stata colta dal precedente C.d.A., il primo dell’Istituzione creata nel 2002, durato in carica soltanto un anno. Ci trovammo, quindi, da subito a dover affrontare la preparazione e la gestione di un evento davvero molto impegnativo sotto tanti aspetti, col quale era prevista l’apertura della Stagione 2004-2005. Non c’era tempo da perdere, quindi. Dopo le opportune verifiche di bilancio e un’adeguata previsione delle spese, bisognava avviare concretamente tutte le attività necessarie per la migliore riuscita di uno spettacolo che avrebbe portato il Teatro cittadino al livello dei maggiori teatri sul territorio nazionale.

Bisognava, dunque, prenotare posti per ben più di un centinaio di persone in tutte le strutture ricettive della città e dei dintorni; e in questo si dette molto da fare, con grande zelo e fattivamente, il personale amministrativo, curando anche l’aspetto, non secondario, di coinvolgere luoghi di ristorazione della città per i momenti di pausa dei numerosi “addetti ai lavori” durante le fasi di allestimento e di prove dello spettacolo. E poi, negli ultimi giorni precedenti la “prima”, mai viste tante persone – orchestrali, cantanti, coristi, costumisti, tecnici – affollare tutte insieme  palcoscenico, retropalco, camerini, uffici,  tenendo impegnati non poco il personale e le maestranzedel Teatro. Un gran bel daffare, nelle due serate di spettacolo, anche per il servizio di accoglienza di un numeroso pubblico venuto da varie parti della Regione.

Difficile  descrivere l’emozione di poter assistere alla prova generale, quando figure diverse –artisti e tecnici – interagivano tra di loro per correggere, a volte per ripetere, le scene, che si svolgevano sul palcoscenico staccate tra di loro, ma facendo già intuire il filo conduttore che le animava. Filo conduttore rappresentato non solo dalla storia, ben nota, raccontata nell’opera verdiana, ma piuttosto dalla particolare lettura poetica resa dall’ interpretazione di un regista profondamente sensibile quale era Zeffirelli. Illuminanti, a tal proposito, le sue parole: “Tramite le trasparenze che attraversano il fluire delle scene, io confido che tutti sapranno percepire lo spirito di questa storia eterna e restituire agli spettatori quella commossa, profonda umanità che Verdi scolpì indelebilmente nella sua musica e della quale, oggi più che mai, il nostro fragile mondo sente disperatamente bisogno”.

Uno spettacolo di grande raffinatezza, quello che si svolse al Gesualdo quel 7 novembre e due giorni dopo in replica; pieno di colori; ricco nei costumi indossati dalle singole figure che riempivano, in certe scene, il pur grande palcoscenico; curato nei particolari di una scenografia evidentemente rispondente ad un’idea precisa da interpretare; studiato per assecondare i ritmi della musica e, nello stesso tempo, venirne sottolineato nei momenti salienti. La figura della protagonista appariva, così, in una dimensione in cui poesia e dramma finivano col fondersi nell’esaltazione della musica. Grande Maestro, Zeffirelli! Ancora oggi, a distanza di tanto tempo, mi emoziona il ricordo di quell’esperienza.

Un grande successo lo spettacolo; un esame  brillantemente superato da tutta la squadra operativa del Teatro, che operava in sintonia e con passione condivisa. Confermata anche la convinzione, alla base della nostra gestione del C.d.A., per tutta la sua durata, che il teatro non è solo intrattenimento, ma è un importante strumento di formazione e di rinnovamento culturale, veicolo pluralistico di idee e di saperi, stimolo per la fantasia e la creatività. Per chi ha la fortuna di gestire un teatro è doveroso, innanzitutto, farsi carico della responsabilità di un tale ruolo sociale, che non può venire meno se si ha davvero a cuore la crescita culturale della propria città.

 

Maria Grazia Cataldi

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