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L’ambasciatore Phillips e le sue confessioni

 

L’argomento di questa settimana sono le clamorose dichiarazioni dell’ambasciatore Usa in Italia John Phillips che, intervenendo, martedì scorso, ad un incontro sulle relazioni transatlantiche organizzato a Roma all’istituto di studi americani, ha spezzato una lancia a favore delle riforma costituzionale asserendo che il ‘no’ al referendum "sarebbe un passo indietro per gli investimenti stranieri in Italia “Il referendum – ha precisato l’ambasciatore – è una decisione italiana, ma il Paese "deve garantire stabilità politica. Sessantatre governi in 63 anni non danno garanzia". Il voto sulle riforme costituzionali, ha insistito, "offre una speranza sulla stabilità di governo per attrarre gli investitori". Alle strabilianti dichiarazioni dell’ambasciatore USA ha fatto seguito un coro di proteste sdegnate contro l’ingerenza straniera nelle vicende del nostro Paese, tanto da spingere il Presidente Mattarella, dalla Bulgaria, a correre ai ripari ribattendo che gli stranieri possono tifare come vogliono ma la scelta spetta al popolo italiano nell’esercizio dei suoi poteri sovrani. Ma la sparata dell’ambasciatore non è rimasta un tuono isolato, nello stesso giorno è arrivato anche l’allarme di Fitch sulle turbolenze che potrebbero seguire a una eventuale vittoria del no e la minaccia di abbassare la pagella (il rating) dell’Italia. In realtà il problema non è quello della marchiana ingerenza di una potenza straniera in una competizione elettorale italiana, quanto quello di rendersi conto che la dichiarazione dell’ambasciatore Phillips ricalca i desiderata dei poteri finanziari del suo Paese, quindi costituisce – in fondo – la confessione che vi sono dei poteri sovranazionali che hanno interesse ad una trasformazione della natura della nostra democrazia nel senso di una verticalizzazione del potere. Ha scritto in proposito il giurista Paolo Maddalena, ex Vicepresidente della Corte Costituzionale, autore di un pregevole scritto su gli inganni della finanza (Donzelli editore, 2016), “questa presa di posizione dell’ambasciatore statunitense dimostra che le vere ragioni della riforma costituzionale Renzi- Boschi, sono ben diverse da quelle che ci vogliono far credere, e cioè la riduzione dei costi del Senato e l’abbreviazione dei tempi necessari all’approvazione delle leggi Laddove il vero motivo della riforma è invece quello di favorire la finanza internazionale a discapito degli interessi economici dell’Italia. Lo prova innanzitutto il fatto che questa riforma è stata esplicitamente sollecitata da una famosa nota della J.P. Morgan del 2013, nella quale si faceva presente che le Costituzioni degli Stati del sud Europa emanate nel secondo dopo guerra erano di carattere antifascista e contrarie alle esigenze dei mercati. Ed è proprio in relazione a questa richiesta che il nostro Governo si è fatto promotore di una riforma della nostra Costituzione. (..) A ben vedere, (…) questa riforma costituzionale persegue in concreto tre obiettivi fondamentali: A) accentramento dei poteri nell’esecutivo (“un uomo solo al comando”), B) distruzione del Senato nella sua formazione di soggetto idoneo ad esercitare le relative funzioni, C) annientamento della garanzia costituzionale relativa alle modifiche della Carta di cui all’Art.138 Cost., che prevede un doppio esame, ad una distanza di tempo non inferiore ai tre mesi, da parte di due Camere di pari rango.” Secondo Maddalena, con questi aggiustamenti della Costituzione vigente si ottiene il risultato che la finanza può agevolmente trattare con un uomo solo, il Presidente del Consiglio dei Ministri, che questo uomo solo può ottenere facilmente l’approvazione delle sue proposte di legge, da una Camera sottoposta al suo ferreo controllo, grazie ad una legge elettorale truffaldina, senza che il Senato possa costituire un ostacolo. “E’ questo che interessa alla finanza, – conclude Maddalena – ed è per questo che si dà tanta importanza a questa riforma”. E’ questo un ottimo motivo – aggiungiamo noi – per votare No.
edito dal Quotidiano del Sud

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