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Testamento biologico, ad Avellino una pratica sconosciuta

“Il quadro che emerge è contrastante e a volte desolante – si legge in una nota -. Il Ministero ha dichiarato che le Dat depositate in Banca dati erano in tutto 367mila e 586. L’associazione Coscioni dal canto suo ha ricevuto riscontro soltanto da poco più di 6100 Comuni”

Nessun cittadino di Avellino è interessato al “testamento biologico”. E’ quanto emerge in seguito ad una richiesta di accesso civico inviata nell’agosto scorso al Ministero della Salute per conoscere il numero di Dat trasmesse alla Banca dati per ciascuno dei 7896 Comuni italiani, l’Uaar ha potuto confrontare i numeri con quelli che l’associazione Luca Coscioni ha richiesto direttamente ai Comuni.

“Il quadro che emerge è contrastante e a volte desolante – si legge in una nota -. Il Ministero ha dichiarato che le Dat depositate in Banca dati erano in tutto 367mila e 586. L’associazione Coscioni dal canto suo ha ricevuto riscontro soltanto da poco più di 6100 Comuni. Quasi un Comune su quattro (per la precisione il 22,7%) non ha risposto all’istanza di accesso civico, nonostante sia un preciso obbligo di legge. In base ai dati di chi ha risposto, viene fuori che quei Comuni hanno ricevuto in totale 231mila e 219 Dat, ma ne hanno trasmesse alla Banca dati appena 198mila e 979: mancano quindi all’appello 32mila e 240 disposizioni.

La maggior parte degli uffici ha fornito il secondo dato richiesto, quello appunto del numero di Dat trasmesse, ma quelli che non lo hanno fornito sono 244. Molti altri invece le hanno trasmesse soltanto in parte. Tra i Comuni con nessuna Dat risultante in Banca dati spiccano Gela (Cl) con 508 Dat, Caltanissetta con 291 e Avellino con 254 poiché hanno dichiarato di non averne trasmesse. Pozzuoli (Na) con 340, Corato (Ba) con 174 e Adrano (Ct) con 126 non hanno invece fornito il numero di Dat trasmesse. Vittoria (Rg) con 243 e Caivano (Na) con 164 hanno dichiarato di aver trasmesso tutte quelle ricevute, sebbene sul portale ministeriale non ne risultino. Impossibile non notare che il Sud domina questa triste classifica.

Al contrario è nel Nord che troviamo i Comuni con il più basso rapporto tra Dat e abitanti: in cima al podio si piazza Colle Santa Lucia (Bl), che con una popolazione di appena 353 abitanti è censito in Banca dati con 32 Dat, cioè 90,65 Dat ogni mille abitanti.

Il primo con più di 20 mila abitanti è Cassano Magnago che ha un rapporto di 38,15. Sopra i 100mila abitanti svetta Bolzano con 16,83 Dat per mille abitanti. A livello di Provincia i primi tre posti sono tutti intorno alla Romagna con Pesaro-Urbino (15,41) Ravenna (12,4) e Forlì-Cesena (12,26), mentre la prima delle Regioni è il Trentino-Alto Adige (10,16) seguito da Emilia-Romagna (9,78) e Marche (9,39).

C’è anche un altro dato interessante che potrebbe in parte spiegare le incongruenze: 10mila e 425 Dat non sono associate a nessun Comune, il che significa che il meccanismo di trasmissione delle Dat non prevede sorprendentemente un controllo sulla compilazione di un campo fondamentale: quello del Comune appunto”.

L’Uaar mette inoltre a disposizione una mappa interattiva, aggiornata ad agosto 2024, che “evidenzia non soltanto il divario tra Nord e Sud sulla base delle Dat depositate per provincia in rapporto alla popolazione, ma un quadro assai poco omogeneo tra tutte le regioni”.

Le disposizioni anticipate di trattamento, comunemente definite “testamento biologico” o “biotestamento”, sono regolamentate dall’art. 4 della Legge 219 del 22 dicembre 2017, entrata in vigore il 31 gennaio 2018.
In previsione di un’eventuale futura incapacità di autodeterminarsi e dopo avere acquisito adeguate informazioni mediche sulle conseguenze delle proprie scelte, la Legge prevede la possibilità per ogni persona di esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o il rifiuto su:
accertamenti diagnostici
scelte terapeutiche
singoli trattamenti sanitari.
Possono fare le DAT tutte le persone che siano:
maggiorenni
capaci di intendere e di volere.

Come fare le DAT
È importante prima di scrivere una DAT acquisire adeguate informazioni mediche sulle conseguenze delle proprie scelte relative al rifiuto o consenso a determinati accertamenti diagnostici, scelte terapeutiche e singoli trattamenti sanitari (es. nutrizione artificiale e idratazione artificiale). Non esistono moduli previsti dalla Legge, tuttavia alcuni Comuni hanno predisposto dei modelli facsimili. Per la stesura delle DAT ci si può far aiutare da un proprio medico di fiducia così da poter anche ricevere le informazioni sanitarie necessarie per scegliere i trattamenti che si intende accettare/rifiutare.

La redazione delle DAT può avvenire in diverse forme:

dal notaio (sia con atto pubblico, sia con scrittura privata in cui la persona scrive autonomamente le proprie volontà e fa autenticare le firme dal notaio), in entrambe i casi il notaio conserva l’originale presso l’Ufficio di stato civile del Comune di residenza (con scrittura privata) che provvede all’annotazione in un apposito registro, ove istituito (vedi  la  circolare del Ministero dell’interno) presso le strutture sanitarie competenti nelle regioni che abbiano regolamentato la raccolta delle DAT (con scrittura privata) presso gli Uffici consolari italiani, per i cittadini italiani all’estero (nell’esercizio delle funzioni notarili).

Le DAT sono esenti dall’obbligo di registrazione, dall’imposta di bollo e da qualsiasi altro tributo, imposta, diritto e tassa.

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