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Si discute molto dei guasti del populismo che metterebbe in discussione assetti politici e culturali consolidati esponendoci al rischio di svolte politiche sconsiderate, com’è avvenuto in Gran Bretagna con la Brexit.Con la parola populismo, si bollano culture, esperienze e domande politiche molto differenti fra di loro, alcune decisamente positive come la contestazione di uno status quo economico sociale che produce disuguaglianza e disoccupazione (si veda l’esperienza di Podemos in Spagna o di Syriza in Grecia), altre decisamente negative. Come la pretesa di superare il disagio diffuso addossandone la responsabilità ai gruppi sociali più svantaggiati (come fanno i fascioleghisti in Italia e il Front National in Francia). Nella sua accezione negativa il populismo consiste nella ricerca di un facile consenso, da parte di elite politiche prive scrupoli, alimentando le paure e gli umori più grossolanipresenti nella“pancia” del corpo sociale. Ci sono sentimenti che nelle società ricche traggono origine dall’inconscio collettivo,dal sensodella perdutastabilità, dalla paura del futuro, dal timore di non conservare i diritti faticosamente acquisiti, e che si esprimono in una esacerbata affermazione diidentità, inuna ostilità per lo straniero, in un ostracismo per ildiverso, in unadifesa corporativa delproprio gruppo,o regione, o nazione, in un daltonismo sociale, chenon ha gliocchi peril colore della pelle degli altri. Questi sentimenti sonocavalcati, alimentati ed esacerbati da una politica miserabile che si è scatenata, in Italia ed in Europa, contro gli stranieri, gli emarginati, gli esclusi. Una politica guidata da formazioni parafasciste che – un po’alla volta si è allargata a soggetti politici vari, che entrano in competizione con gli altri populismi per la conquista del consenso fondato sulla paura. I frutti avvelenati prodotti da questa politica sono sparpagliati un po’dappertutto. Così il populismopenaleha prodottounincremento delle sanzioni penali per fatti collegati all’emarginazione, che ha portato –in alcuni casi –alla decuplicazione delle pene previste dal “mite” codice Rocco, varato da Mussolini e ha dato vita ad un acceso dibattito politico su un istituto pacificodel codicepenale, qualela legittima difesa, fondato sulla assurda rivendicazione della libertà di usare le armi da fuoco. Fino adora, però,non siera mai vista una ricercadel consenso fondatasullalotta aidirittideibambini, sull’esigenza di privare centinaia di migliaia di bambini, nati in Italiada genitoristabilmenteresidenti in Italia, del diritto di essere accolti dalla terra in cui sono nati. Perché questo è l’oggetto della campagna politica contro lo “ius soli”, una lotta strenua contro il diritto dei bambini, nati e cresciuti in Italia, ad essere accolti nella comunità in cui vivono con pari diritti rispetto a tutti gli altri fanciulli, con i quali condividono lo stesso asilo, la stessa scuola, glistessi insegnanti e la stessa lingua. Come faremo a spiegare a Karim, a Suan, a Xenyia, a Nadyia e a tantialtrifanciulli che,comeloro, hanno conosciuto solo l’Italia in cui sono nati, che leaders politici italiani, come Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Beppe Grillo ed altri, ce l’hanno proprio conloro e sperano di ottenere una facile popolarità battendosi strenuamente perché questi fanciulli rimangano figli di un Dio minore? Che Paese è un Paesein cui si diventa popolari promuovendo una crociata contro i diritti di una popolazione di fanciulli, si sta forse verificando l’avvento del tempo di Erode?

di Domenico Gallo

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